Bankitalia rileva i prezzi delle case in italia. roma batte milano

10 Settembre, 2008Tags:, , , ,

Con una media di 4.353 euro al metro quadrato nel 2007 Roma è il mercato immobiliare più caro d’italia. la capitale precede il capoluogo lombardo (3.470 euro/m2) e venezia (3.106/m2).

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Il prezzo medio per l’acquisto delle quattro mura in italia ammonta a 2.249 euro/m2. sopra la media napoli (3.040 euro/m2), genova (2.921 euro/m2), firenze (2.862 euro/m2), aosta (2.644 euro/m2) e bologna (2.572 euro/m2). tra le grandi città, si collocano sotto la soglia dei 2mila euro, torino (1.953 euro), palermo (1.814) e bari (1.763 euro), mentre la città con i prezzi più bassi è catanzaro con appena 1.056 euro/m2
Fonte: Lastampa.it - Idealista.it

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(Fonte: Immobiliare Blog)

Tags: Nel Mondo, In Italia, Cinema, Internet, Sport

I nuovi ricchi e i nuovi poveri

26 Luglio, 2008Tags:, ,

Oggi si continua spesso a parlare nei dibattiti pubblici del fatto che le famiglie italiane hanno perso potere d’acquisto rispetto a prima dell’entrata in vigore della tanto discussa nuova moneta. Come sovente accade, però, con non poche responsabilità di giornali e televisioni, i luoghi comuni tendono a diventare sensazioni, sulle cui basi però non regge talvolta la realtà.

Cerchiamo di capire allora cosa è veramente accaduto…

Che negli ultimi anni le famiglie abbiano potuto permettersi di acquistare meno beni e servizi è un dato assodato, difficilmente controvertibile, che trae la sua ragione da due ordini di motivi:

1. una crescita molto limitata dei redditi, soprattutto per certe fasce professionali. Su questo ci riserveremo in seguito di ritornare;

2. una ripresa dell’inflazione, in particolare sui beni di prima necessità e su alcuni servizi (ristorazione, trasporti, pubblica utilità, professionali, etc).

La concatenazione di questi due fattori ha generato chiaramente perdita di potere d’acquisto, che si è tradotta in tensioni sociali. Ma tutte le categorie sociali sono state interessate da questo fenomeno? La risposta è NO.

Molte analisi (in primis quelle di Bankitalia) ci dicono che quelli che in questi anni hanno più beneficiato del changeover sono stati i lavoratori autonomi, il cui reddito è aumentato 4 volte di più del tasso di crescita del reddito dei lavoratori dipendenti. E’ noto (anche al Fisco, al di là delle dichiarazioni!) che gli autonomi dispongono generalmente di una ricchezza superiore a quella dei dipendenti, permettendosi quindi un tenore di vita più elevato. Verrebbe da dire, quindi, che I SOLDI VANNO SEMPRE DOVE CI SONO!

Occorre però precisare che ci sono autonomi e autonomi e non tutti sono stati in grado di approfittare del nuovo scenario che si è venuto profilando: quelli che con tutta probabilità hanno tratto i maggiori vantaggi sono stati coloro che hanno potuto godere nel corso di questi anni di rendite di posizione (per es liberi professionisti), di situazioni di regime di monopolio (public utilities) o di oligopolio (banche e assicurazioni), i quali appunto, in virtù di questo “status”, hanno potuto agire in maniera indisturbata (o quasi) sulla propria leva dei prezzi, senza che subissero ripercussione alcuna.

Ora, se è vero che la bassa crescita dei redditi dipende da cause di natura strutturale, legate al più ampio discorso della competitività italiana, è altrettanto vero che la mancanza di concorrenza in una larga parte del settore dei servizi ha rappresentato un aspetto tutt’altro che marginale della perdita del potere d’acquisto. Ecco uno dei motivi per cui in Italia non sono più rinviabili le liberalizzazioni.

In secondo luogo, le fasce reddituali che già prima dell’avvento dell’euro erano povere, successivamente sono diventate ancor più povere, a fronte del fatto che la loro domanda di consumo ha teso ad insinuarsi prevalentemente in quei beni e servizi a più basso valore, che purtroppo sono stati quelli più interessati in questi anni dalle maggiori spinte inflazionistiche. Mi verrebbe quindi da dire, in questo caso, CORNUTI E MAZZIATI!

Questa sensazione diffusa di peggioramento della situazione, dopo l’avvento dell’euro, non sempre comprovata dalla realtà dei fatti, è appunto spiegata da questo fatto, ossia dalla crescita improvvisa e repentina di prezzi, in particolare quelli dei generi alimentari, che si è avvertita notevolmente sui bilanci delle famiglie a basso reddito.

In conclusione quindi l’avvento dell’euro qualche cambiamento l’ha apportato, aumentando la fascia di povertà (almeno quella percepita), riducendo quella che un tempo veniva chiamata la classe media, ampliando ulteriormente il divario tra ricchi e indigenti.

Continuo tuttavia a restare convinto che se l’Italia non fosse entrata nell’euro e avesse mantenuto la lira, la situazione oggi sarebbe ancora peggiore. Non si spiegherebbe altrimenti come mai nessun Paese voglia uscire dall’Unione Europea e molti spingano per entrare.

Cliccando qui potete accedere ad un utile strumentino che vi consentirà di verificare direttamente come è cambiato in questi anni il vostro potere d’acquisto (e quindi la vostra capacità di spesa).

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(Fonte: Immobiliare Blog)

Tags: Cinema, In Italia, Auto, Economia, Tv

Tecnocasa, frenano i prezzi degli immobili: -1,55% nel secondo semestre 2007

13 Marzo, 2008Tags:,

Il mercato immobiliare si ferma: nel secondo semestre 2007 i prezzi delle case sono scesi dell’1,55%, mentre sono diminuite dell’1,54% le erogazioni dei mutui, secondo i dati di Bankitalia.

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?? quanto rivela l’Osservatorio Tecnocasa, che ha fotografato nella seconda met?? del 2007 l’annunciata inversione di tendenza per un mercato che non aveva smesso di crescere a partire dal lontano 1998. (more…)

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(Fonte: Immobiliare Blog)

Tags: Tempo Libero, Economia, Ambiente, calcio, Spettacolo

Bankitalia, per lavoratori dipendenti redditi fermi dal 2000 al 2006

31 Gennaio, 2008Tags:

Secondo lo studio di via Nazionale va molto meglio agli autonomi, +13,1%
Però la crescita è limitata a imprenditori e artigiani, ed è ‘negativa’ per i professionisti

Bankitalia, per lavoratori dipendenti redditi fermi dal 2000 al 2006

La performance migliore al Sud. La metà della ricchezza in mano al 10% delle famiglie
Guadagnano più gli uomini delle donne, e più i laureati di chi non ha titoli di studio

(15:46 28/01/2008)


(Fonte: La Repubblica)

Bankitalia, per lavoratori dipendenti redditi fermi dal 2000 al 2006

30 Gennaio, 2008Tags:

Secondo lo studio di via Nazionale va molto meglio agli autonomi, +13,1%
Però la crescita è limitata a imprenditori e artigiani, ed è ‘negativa’ per i professionisti

Bankitalia, per lavoratori dipendenti redditi fermi dal 2000 al 2006

La performance migliore al Sud. La metà della ricchezza in mano al 10% delle famiglie
Guadagnano più gli uomini delle donne, e più i laureati di chi non ha titoli di studio

(15:46 28/01/2008)

(Fonte: La Repubblica)

Età e istruzione dei capi d’azienda

18 Gennaio, 2008Tags:, ,

Fonte: Banca d’Italia
Pubblicazione: 07/2007

All’interno dell’Analisi sulle imprese industriali e dei servizi per il 2006, la Banca d’Italia ha analizzato le classi d’età dei leader d’impresa italiani e il loro livello d’istruzione.

La classe dirigente italiana è più giovane: secondo uno studio di Bankitalia l’età media dei capi d’azienda si è abbassata. Alla guida delle imprese aumentano le persone fra i 36 e i 55 anni, e diminuiscono gli over 65. Migliora anche l’istruzione: più laureati, meno leader con titoli di studio inferiori.

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Commento di Pasquale Olivieri

Nonostante i miglioramenti in termini di età e di livello di istruzione avvenuti nel profilo dei capi d’azienda, ancora alta risulta l’incidenza degli over 65 anni (22,3%). Ero convinto che l’età media di un uomo fosse 65 anni, forse essere capo d’impresa allunga la vita…..o forse i capi d’impresa sono cosi legati alle loro aziende, che preferiscono guidare la loro creazione, sempre e comunque (anche dall’aldilà), piuttosto che realizzare un passaggio generazionale.
Se aggrego i dadi della suddetta tabella (età dei capi d’azienda) in due sole categorie (classi) plausibili, la prima corrispondente alla fascia di età compresa tra 25 e 55 anni, che denomino come “GiovaniAdulti”, e la seconda che ha classe d’età tra i 56 e i 75 anni, che denomino come “AdultiAnziani” , ottengo la nuova seguente tabella:

Si evince che alla guida delle imprese italiane prevalga la seconda categoria, che ne rappresenta il 54,1% nonostante l’ampiezza di questa classe sia minore della prima, che rappresenta rispettivamente 20 e 30 anni. Più uomini della terza età a condurre le aziende italiane.

Ma in un mercato cosi complesso e dinamico, che comporta mutamenti nella gestione d’impresa, si può definire un profilo ideale dei capi d’azienda? Ed in oltre, in paesi economicamente più performanti del nostro, come si delinea il profilo del capo d’azienda?


(Fonte: Small Business)
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Bankitalia: 64 mld riserve dicembre

8 Gennaio, 2008Tags:

Riserve e crediti in oro sono risultati pari a 44,793 mld

(Fonte: www.ansa.it)

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Bankitalia: famiglie in difficolta’

7 Gennaio, 2008Tags:

In un anno sofferenze cresciute dell’8,5%

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