L’epoca dell’effetto suolo – I concetti della fisica

Nella seconda metà degli anni Settanta, fra un pantalone a zampa d’elefante, un viaggio sul Volkswagen Transporter T1 tutto colorato e gli improbabili baffoni dei giovani, iniziano a far capolino nel dizionario d’uso comune parole strane come “effetto suolo”, “wing-car”, “profilo alare” e “minigonne”, dando il via ad un’epoca tecnico-sportiva che ancora oggi desta curiosità e fascino. Dopo più di trent’anni, cercheremo di dare una nuova luce a questi misteriosi vocaboli, magari incuriosendo e spingendo all’approfondimento chi allora non c’era, facendo pure scendere una lacrima di nostalgia a quanti all’epoca vivevano i loro anni migliori. La mezza decade che ha segnato un netto e radicale cambio nella concezione di una vettura da corsa era nata sotto la compiuta espressione della meccanica italiana con la famiglia delle Ferrari con il cambio trasversale ed il motore a 12 cilindri a V piatta di 180°,nato dalla genialità di Mauro Forghieri. Nonostante la scena fosse ampiamente in mano a delle monoposto, tutto sommato, ancora legate ad una concezione tradizionale, in altri lidi più di qualcuno continuava gli studi, i cui albori risalgono agli anni Sessanta, sul trarre vantaggio da quanto Madre Natura tramite l’aria ci offre gratuitamente ed in quantità illimitata, iniziando a vederla come “un’amica” e non più come un’inutile resistenza da vincere per andare più veloci.

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McLaren cars: McLaren M19A e M19C (I parte)

La M19 fu il progetto di Ralph Bellamy per la stagione di Formula 1 1971 con il quale la McLaren intendeva risollevarsi dopo la deludente M14. Più lunga e più larga, la nuova M19A era caratterizzata da un telaio a forma di bottiglia di Coca Cola, come la Matra MS80 vincitrice dell’edizione del campionato di F1 1969.

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McLaren cars: McLaren-Trojan M18

Il telaio M17, progettato per un prototipo, venne abbandonato in favore del progetto M18, che prevedeva la costruzione di una vettura per la F5000. Ancora una volta questo telaio era stato sviluppato dalla Trojan ed era spinto da un Chevrolet V8 e come i progetti M10A/B montava un cambio DG300 a cinque velocità al posto del classico LG600. La M10A, sviluppata personalmente da Bruce McLaren, era stata una macchina di successo rimanendo la principale contendente della Lola di Surtees

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McLaren cars: McLaren M16 e M16B (I parte)

La McLaren M15 aveva avuto un debutto eccellente a Indianapolis nel 1970, ma dopo aver visto cosa era stata capace di fare la Lotus 72 di Chapman, Coppuck deciso di costruire una macchina simile per l’ovale americano. Coppuck era convinto al contempo che la McLaren avesse imparato molto dall’esperienza della M15 e che le forme della Lotus 72 si adattavano meglio agli ovali americani piuttosto che ai Gran Premi.

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McLaren cars: McLaren M14A & M14D (I parte)

Come da tradizione anche la McLaren, una volta costruito il modello M12, passò direttamente al modello M14 evitando così la cabala del 13. La prima vettura ad essere costruita fu proprio la M14A. Si trattava di un’altra macchina a monoscocca messa a punto secondo i dettami di Coppuck e Marquart.

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McLaren cars: McLaren M9A

Intelligente, controversa, ma destinata a scomparire piuttosto che a scrivere pagine di Formula 1, la McLaren M9A progettata da Jo Marquart, fece il suo debutto al GP di Inghilterra 1969, con Derek Bell al volante. Il re dei trattori Harry Ferguson e il vincitore di Le Mans Tony Rolt avevano progettato nel 1961 la P99 una vettura a quattro ruote motrici portata in pista da Stirling Moss. La BRM aveva prodotto una vettura simile nel 1964 mostrando come le quattro ruote motrici potevano essere impiegate anche in F1 sposandole con il Cosworth DFV da 3 litri. Nel 1969 McLaren, Lotus e Matra produssero vetture del genere con la collaborazione della Cosworth: la Lotus 63 di Chapman e la Matra MS84 di Gardner i quali studiarono il telaio delle rispettive vetture.

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McLaren stories: la vittoria alla 24h di Le Mans

Non si può negare che la 24 ore di Le Mans sia una delle gare automobilistiche più prestigiose. Sin dal 1923 i migliori piloti e team hanno corso sulle leggendarie 8,5 miglie del circuito della Sarthe desiderosi di aggiungere il loro nome alla lista dei vincitori. Quando nel 1993 venne presentata la McLaren F1, Ron Dennis e il suo progettista Gordon Murray negarono che essa era stata costruita per correre nelle serie sportive

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Intervista – Le Mans Model Fan Club, un sodalizio per la Sarthe

Nicola Sandivasci è il presidente del Le Mans Model Fan Club con sede a Ferrandina, località di circa novemila anime ubicata in provincia di Matera, lungo la valle dove scorre il fiume Basento, nella montuosa Basilicata. Il desiderio di costituire un sodalizio intitolato alla mitica 24 Ore della Sarthe l’ha potuto concretizzare tredici anni fa, quando nacque l’associazione nella quale ben presto confluirono appassionati di modellismo e competizioni tipo Le Mans.

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